venerdì 6 febbraio 2015

Civita... uno spot nella “città che muore”?


Ebbene sì, oltre a quelle cinematografiche, anche le location dei più famosi spot pubblicitari che passano in tv ti fanno venir voglia di scoprire di persona le ambientazioni dei set. Specie se lo spot in questione è un po' un "tormentone", come lo è stato in un recentissimo passato (che ogni tanto viene riproposto) quello di una nota marca di marmellata. Spot girato in una fantastica ambientazione, un po' edulcorata (d'altra parte anche il prodotto... lo imponeva) in un piccolo borgo da favola sospeso tra terra e cielo: Civita di Bagnoregio provincia di Viterbo, non lontano dal lago di Bolsena.
Civita di Bagnoregio (Viterbo)
Per arrivarci bisogna percorrere tutta la lunga via centrale del capoluogo comunale, preceduta da cartelli che recitano "Civita, la città (o anche il "paese") che muore". Un richiamo che suona, se non macabro, almeno un po' triste. D'altra parte il minuscolo e antico agglomerato (abitato ormai solo da una dozzina di residenti stabili) poggia su una collina tufacea soggetta a un'inesorabile erosione. Arrivati di fronte al lungo ponte pedonale di accesso a Civita, finalmente la si riconosce con certezza: "Ecco l'inquadratura iniziale dello spot: ci siamo, iniziamo bene!". Per percorrerlo si deve pagare da qualche tempo un piccolo pedaggio, grazie ai proventi del quale (viste le sempre più esigue erogazioni statali...) si potrà monitorare la situazione geologica e intervenire nei casi di urgenza. Percorsa l' aerea e spettacolare passerella (con l'ultimo tratto in salita da prendere con la dovuta calma) finalmente si entra in Civita, alla caccia della "dolce" location.
Il portale di entrata a Civita e... i primi secondi dello spot della marmellata "Santarosa"

Il microcosmo medioevale di Civita è talmente raccolto che per girarlo tutto non ci vuole molto tempo... però la scena dello spot "tormentone", con tutta la buona volontà, non la si trova. E d'altra parte si ha un po' di vergogna a chiedere: "Ma dove hanno girato lo spot della marmellata Santarosa?" quando si è immersi in una bellezza architettonica e in un paesaggio circostante davvero incomparabile. Quindi si lascia Civita con un punto interrogativo, certo da non perdere il sonno, ma sempre tale. Una volta a casa, mi vado a rivedere lo spot, ovviamente riportato su you tube, per capire se la memoria magari mi ha ingannato. Ma ecco il risolutivo responso scritto in calce al filmato: "Soltanto l'inquadratura iniziale è relativa a Civita di Bagnoregio, tutte le riprese dell'interno del borgo a partire dal secondo '04 sono state effettuate nel borgo di Ostia Antica". Mitica rete! Anche stavolta hai trovato una risposta. Ma sarà poi così? Non resterebbe a questo punto che farsi un giro a Ostia Antica... ma è meglio fidarsi. In ogni caso la morale della favola è che la potenza della pubblicità è riuscita a trasformare Civita da "città che muore" a  leggiadra "città virtuale"... già qualcosa, nella speranza che possa essere sempre una "città che vive".

mercoledì 4 febbraio 2015

Lassù sulle montagne... Una squadra, un'anima

Esiste un turismo sportivo ma pure (è un po' da malati, lo ammetto) un turismo degli impianti sportivi. Ma l'esperienza che voglio raccontare personalmente trascende in qualche cosa di più. Siamo nell'alto Canton Ticino, quasi ai piedi del passo del San Gottardo. Insomma, a pochissimo dal “cambio di lingua”: dall'italiano al tedesco del canton Uri. Tra due cortine di monti, la lunga Val Leventina sembra volersi incuneare nel cuore della Svizzera, solcata da una delle principali direttrici nord-sud europee, con autostrada e linea ferroviaria internazionale … e, tra poco, con gli incredibili 57 km del tunnel di base del San Gottardo, ormai quasi pronto. L'appuntamento è alla sera, come si conviene con un'innamorata. In genere fa un po' freddo, la nostra meta infatti è circa sui “mille” sul livello del mare, metro più metro meno.  

Il posto? Già, dimenticavo, un minuscolo borgo alpestre che di nome fa Ambrì che, insieme al contiguo villaggio di Piotta, va a costituire una delle più incredibili realtà mondiali dello sport professionistico e, nello specifico, dell'hockey su ghiaccio, appunto l' "Ambrì-Piotta".
E cominciamo con le particolarità: i due piccoli agglomerati non sono neppure comune, facendo capo al municipio di Quinto, centro che, contando tutte le altre frazioni, arriva a superare di poco i 1000 abitanti. Ebbene l'Ambrì-Piotta, fondato nel lontano 1937, è regolamente presente nel massimo campionato elvetico, torneo tra l'altro di grande prestigio a livello europeo. Dalla collocazione geografica consegue che i tifosi dell'Ambrì siano (quasi) tutti sempre in trasferta, breve o lunga che sia. Infatti la squadra conta supporter in un po' tutte le parti della Confederazione e anche in Italia e in Europa. Perché tanto eterogeneo e incrollabile affetto? Forse il fascino del piccolo Davide che lotta contro i vari Golia o forse altro, chissà. Il fatto è che i tifosi dell'Ambrì non demordono mai, a onta delle prevedibili difficoltà proprie di un club di una regione più che periferica alle prese con il mondo dello sport professionistico e con lo strapotere economico dei club "cittadini" (Berna, Zurigo, Lugano, Zugo, Ginevra ecc).
Ma torniamo alla sera della partita. Tanto per proseguire con le cose strane, il parcheggio auto è... nel locale aeroporto, "espropriato" in occasione dei match anche perché, altrimenti, non si saprebbe proprio dove parare.
...e l'aeroporto si trasforma in parcheggio

Già si respira un' atmosfera mistico-sportiva, accentuata ancor più se, come accade non poche volte, nevica. Poi un breve percorso a piedi tra le rustiche casette del villaggio, il sottopassaggio della ferrovia internazionale (con annesso fiumicello) e... finalmente (ecco qui l'impianto sportivo) si è davanti alla mitica pista dell'Hockey Club Ambrì-Piotta, la "Valascia", a ridosso di un ripido costone boscoso che scende a fondovalle. 
La storica pista della Valascia ad Ambrì
Pista vetusta e obsoleta, a confronto di arene sportive (di ogni disciplina) ormai più simili a salotti o destinate a esserlo, ma proprio per questo dall'antico fascino da "posto in piedi per due ore" e più.  Pista che tra qualche anno sarà (purtroppo o per fortuna...) soppiantata da un nuovo impianto al passo con i tempi. La Valascia, lo "spirito" della Valascia, si compenetra quasi nella squadra sportiva, i "Biancoblu", sorretti sempre da un tifo quasi commovente, anche nei momenti più bui. L'Hcap non ha mai vinto un titolo svizzero, eppure la pista (6500 posti, ovvero sei volte gli abitanti di Quinto) è sempre molto frequentata (anche da tantissimi bambini e famiglie) ed entusiasta. L'esperienza tifo-sportiva non può prescindere da un must durante gli intervalli della partita di hockey: un imperdibile bratwurst caldo con senape, accompagnato da una birra. E alla fine, se si vince, tutti insieme a cantare l'inno dell'Ambrì-Piotta, che non può essere altro se non la popolarissima "Montanara" di Toni Ortelli... un'esperienza da brividi! Tutto questo per dire che la squadra dei due piccoli villaggi di montagna, è forse l'ultima che si percepisce quasi con "un'anima" in un contesto sportivo a livelli di èlite sempre più schizofrenico. D'altra parte sono gli stessi giocatori che hanno vestito anche per poco tempo la casacca biancoblu a definire come indimenticabile e unica l'esperienza in questa piccola-grande squadra.
Una formazione dell'Ambrì-Piotta sotto la curva sud

Resta da dire che cosa mai mi abbia condotto ad Ambrì... sarebbe una storia lunga da raccontare, ma diciamo che, anche nel tifo, alle ragioni del cuore è molto difficile resistere.