Avvicinandosi alla parte vecchia di Termoli, si dimenticano
in fretta le atmosfere di una periferia piuttosto convenzionale per approdare
infine all’incantevole e antico borgo marino, raccolto sotto il torrione del
suo castello svevo.
Extra muros, le vie dello struscio e dei negozi, intra
muros un dedalo di viuzze che convergono nella piazza della Cattedrale di Santa
Maria della Purificazione. Bello è arrivarci, ma solo se si abbastanza “in
forma”, dal vicolo più stretto d’Italia, così almeno si dice (sebbene il primato sia rivendicato anche da altri centri) detta “a Rejecelle” (la piccola
strada) che nel suo punto più stretto
misura solo 34 centimetri di larghezza.
Superata la prova, poco dopo ecco lo splendido
spazio dominato dalla ricca facciata romanico-pugliese della chiesa.
Proprio di fronte, un cartello invita, pure in tempo di covid, obbligatoriamente a
baciarsi… da notare che per i recalcitranti a fianco c’è pure un'indicazione “uscita di emergenza”.
Comunque, espletato il “dovere”, naturalmente con
persona rigorosamente convivente, proseguo ad aggirarmi nella parte più
antica di Termoli, sostanzialmente un piccolo promontorio proteso sull’Adriatico,
sbucando qua e là sugli affacci a mare. Fuori le mura, in Corso
Nazionale, ovvero la strada principale dello struscio e dei negozi, ci si imbatte
in due personaggi seduti sulle panchine… due statue, molto realistiche. La
prima è di un signore ignoto, infatti la didascalia manca, caratterizzato da uno
sguardo che sembra astrarsi in un’altra dimensione.

In mano tiene un libro dove
si leggono i primi versi, in greco, dell’Iliade: “Cantami o Diva, del Pelide
Achille, l’ira funesta…”. Ma chi sarà? Come al solito soccorre la rete… e
subito riaffiorano alla mente reminiscenze liceali. Si tratta infatti dell’insigne
grecista termolese Gennaro Perrotta, autore, tra l’altro, di un “Disegno storico della Letteratura greca”,
sulla quale mi sarò sicuramente, ai tempi, spaccato la testa. E vabbè… salutato Perrotta
, qualche centinaio di metri più in là ecco il secondo personaggio, questa volta con
didascalia…
Si tratta di un altro famoso, anzi ancor più famoso, figlio di
Termoli: il fumettista Benito Jacovitti, quello di Cocco Bill, Zorry Kid e - sì, torno ancora al liceo - del celeberrimo “Diario Vitt”, fedele compagno di
anni passati sui banchi di scuola.
Jacovitti, quello dei disegni ricchi di spunti
surreali (come gli incredibili salami che spuntavano qua e là), fu tacciato negli
anni Settanta (proprio quelli delle mie superiori) di simpatie fasciste, anche
se all’epoca, proprio non lo ricordo. Ma a proposito del Ventennio, ecco un’altra
sorpresa termolese: poco lontano dalla statua del Perrotta, un edificio, dove
non solo campeggiano due fasci littori perfettamente conservati, ma pure la
scritta “Anno X dell’Era Fascista”: è la scuola “Principe di Piemonte”, titolo
del quale si sarà pure fregiato anche re “Carlo Alberto”, tuttora intitolazione
del mio liceo… ed eccomi ancora nella macchina del tempo "classico-liceale".